sabato 24 febbraio 2024
Putin fa gli occhi dolci all’Italia e Salvini li chiude su Navalny
lunedì 19 febbraio 2024
Fine Vita: in Italia continua ad essere un diritto senza una legge
venerdì 16 febbraio 2024
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| "Meno ricci e più cozze per tutti!" |
Emiliano, il salvatore dei ricci di mare: "Ho battuto
Meloni e Calderoli da solo"
BARI - Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano
si è scatenato in una serie di dichiarazioni trionfali dopo la sentenza della
Corte Costituzionale che ha confermato il blocco triennale della pesca dei
ricci di mare in Puglia, previsto dalla legge regionale n. 6 del 2023. La
Consulta ha respinto il ricorso del governo Meloni, che riteneva la norma in
contrasto con la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela
ambientale.
"Gli uffici regionali e i Ministeri mi avevano
scoraggiato tutti dal resistere davanti alla Corte Costituzionale a un ricorso
del Governo Meloni che tutti giudicavano fondato - ha dichiarato Emiliano -. E
invece, io e il consigliere regionale Paolo Pagliaro, ispiratore della legge,
col quale l'avevo proposta, abbiamo deciso di resistere all'impugnativa del
Governo ad ogni costo e abbiamo avuto ragione. Anche grazie al grande lavoro
della Avvocatura Regionale guidata dall'avv. Rossana Lanza che ci ha rappresentato
in questa vicenda insieme all'avvocato Carmela Capobianco. La Corte ha statuito
per la prima volta un principio rivoluzionario, e cioè che le Regioni hanno il
diritto/dovere di proteggere il mare e le sue risorse nella zona di loro
competenza. Una strepitosa vittoria contro Calderoli, Ministro firmatario della
impugnativa e contro il Consiglio dei Ministri di Giorgia Meloni che ci voleva
negare il diritto di proteggere dall'estinzione i ricci di mare. Battersi per
una giusta causa è sempre necessario, anche quando la vittoria è incerta o
apparentemente impossibile. Chi non lotta infatti ha già perso".
Emiliano ha poi aggiunto: "Sono orgoglioso di essere il
salvatore dei ricci di mare, una specie minacciata dal sovra-sfruttamento e dal
degrado ambientale. I ricci di mare sono una risorsa preziosa per la nostra
economia e per la nostra cultura, e meritano di essere tutelati e valorizzati.
Non mi sono lasciato intimidire dalle pressioni del governo centrale, che
voleva imporre una visione miope e distruttiva del rapporto tra uomo e natura.
Ho difeso con coraggio e determinazione gli interessi della Puglia e dei
pugliesi, che amano il loro mare e le sue creature. Ho dimostrato ancora una
volta di essere un leader capace e indipendente, che non si piega alle logiche
di partito e alle alleanze di convenienza. Ho battuto Meloni e Calderoli da
solo, senza bisogno di nessun aiuto. Sono il presidente di tutti i pugliesi, e
anche dei ricci di mare".
Inutile dire che si sono scatenatati i cori e gli applausi a sinistra, fischi e pernacchie a destra.
giovedì 8 febbraio 2024
Sanità, Rapporto Svimez-Save the Children: Aumenta il Divario Nord-Sud
L’ultimo rapporto presentato dalla
Svimez in collaborazione con “Save the Children” ha un titolo emblematico: “Un Paese, due
cure. I divari Nord – Sud nel diritto alla salute”. Il Report ha
messo in luce i dati preoccupanti sulla sanità in Italia e ci consegna
l’ennesima foto di Paese a due velocità su spesa sanitaria, assistenza, servizi
di prevenzione e mobilità sanitaria. Un
divario tra Nord e Sud del paese che continua ad aumentare, mettendo a rischio
il diritto alla salute dei cittadini.
Viaggi
della Speranza
I cosiddetti “viaggi della
speranza” sono diventati sempre più frequenti, con i cittadini del Sud che si
recano al Nord per ricevere cure mediche. Questo fenomeno è dovuto alla
mancanza di servizi di prevenzione e cura adeguati al Sud, dove la spesa pubblica
sanitaria è minore e le distanze da percorrere per ricevere assistenza sono
maggiori, soprattutto per le patologie più gravi.
Aspettativa
di Vita Inferiore al Sud
L’aspettativa di vita al Sud è
inferiore rispetto al Nord. Questo è dovuto alle peggiori condizioni sanitarie
e alla mortalità per tumori più elevata. La situazione è particolarmente grave
in Puglia, dove i servizi di prevenzione e mobilità sanitaria sono carenti.
Meno
LEA al Sud
Le Liste di Esercizio Attivo (LEA),
che indicano i servizi e le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è
tenuto a garantire a tutti i cittadini, sono meno presenti al Sud. Questo
significa che i cittadini del Sud hanno meno accesso ai servizi sanitari
rispetto a quelli del Nord.
E per la Puglia: due bocciature
Il rapporto Svimez evidenzia un
crescente divario sanitario tra il Nord e il Sud dell’Italia, con la Puglia che
risulta particolarmente penalizzata. Nonostante la regione risulti adempiente
sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), la spesa sanitaria pro capite è
inferiore alla media nazionale (1978 euro contro 2140 euro) e i servizi di
prevenzione e mobilità sanitaria sono carenti.
I pugliesi tendono a cercare cure
al Nord, a causa delle lunghe liste d’attesa e della mancanza di fiducia nel
sistema sanitario locale. Inoltre, la promessa di costruire un rapporto
virtuoso con le eccellenze private non è stata mantenuta, con alcuni esami che
richiedono mesi o anni di attesa.
L’aspettativa di vita in Puglia è
più bassa di oltre un anno rispetto alle regioni del Nord. Anche se la Puglia
risulta adempiente sui LEA, è notevolmente indietro rispetto a regioni con pari
popolazione, come l’Emilia Romagna. Ad esempio, l’indice di fuga per la cura
del tumore alla mammella in Puglia raggiunge il 17%, contro l’8%
dell’Emilia-Romagna.
Inoltre, gli adeguamenti
tariffari per l’assistenza agli anziani non autosufficienti sono stati fatti
nelle regioni del Nord e non in Puglia, dove le aziende che svolgono un
servizio pubblico essenziale rischiano il collasso.
Il rapporto Svimez suggerisce che
la situazione potrebbe peggiorare con l’autonomia differenziata. La Puglia ha
bisogno di una decisa svolta per garantire ai suoi cittadini un accesso equo e
di qualità ai servizi sanitari.
Cosa
Bisogna Fare?
Per risolvere questa situazione, è
necessario aumentare la spesa sanitaria e cambiare i parametri per la
ripartizione tra le regioni. Il criterio di assegnazione deve essere basato
sulle condizioni in cui versano i vari territori, aiutando quelli con maggiori
disagi.
La Regione Puglia sta facendo tutto
il possibile nonostante le ridotte risorse rispetto alle altre regioni con gli
stessi parametri. Tuttavia, la promessa di costruire un rapporto virtuoso con
le eccellenze private è stata tradita: alcuni esami è impossibile farli senza
attendere mesi o anni.
In conclusione, è fondamentale che
il governo italiano prenda seriamente in considerazione queste questioni e
lavori per garantire che tutti i cittadini abbiano accesso a cure mediche di
alta qualità, indipendentemente da dove vivono. In questo contesto la nuova riforma
sulla autonomia differenziata, senza la definizione dei Livelli essenziali
delle prestazioni, avrà come conseguenza quella di amplificare questa
frammentazione e aumentare il divario già esistente del diritto alla salute tra
Nord e Sud.
La salute è un diritto
fondamentale, e non dovrebbe dipendere dalla regione in cui si vive.
mercoledì 7 febbraio 2024
TRENTINO: NON C'E' ANCORA PACE PER GLI ORSI
L’orso M 90 si era avvicinato troppo a una coppia di escursionisti ed era già stato definito "pericoloso". Durissime le proteste degli ambientalisti. Critico anche il ministro dell'Ambiente
Nelle scorse settimane, l’orso M 90 aveva destato forte preoccupazione in Trentino, avvicinandosi troppo a una coppia di fidanzati intenti a fare una escursione su di una strada forestale in Val di Sole. In precedenza, erano state segnalate numerose sue incursioni in alcuni centri abitati. Così, ieri 6 febbraio, il Presidente del Trentino Fugatti non ha esitato a firmare subito l’ordinanza di abbattimento, scatenando una serie di polemiche.
Le proteste degli ambientalisti, delle associazioni animaliste e
della parlamentare Michela Vittoria Brambilla, da sempre strenua sostenitrice dei diritti degli animali, sono state immediate e durissime.
Anche il Ministro dell’Ambiente ha espresso critiche, invitando a trovare
soluzioni e misure alternative all’abbattimento. Le associazioni animaliste
sostengono che l’abbattimento non dovrebbe essere la soluzione. Invece, si
dovrebbero esplorare altre opzioni, come il miglioramento delle misure di
sicurezza nei centri abitati e l’educazione del pubblico sulla convivenza pacifica
con la fauna selvatica.
La coesistenza tra uomo e animali
selvatici richiede un’informazione capillare. L’orso, per sua natura, ha
bisogno di ampi habitat naturali, quindi garantirne la sopravvivenza significa
garantire la buona salute di un territorio. Ciò che molte voci critiche trovano
dissonante è il tentativo di fare coesistere progetti di ripopolamento dei
grandi carnivori (come in Trentino) e poi la pretesa che gli orsi non si
comportino da orsi.
La questione è complessa e non
esiste una soluzione univoca. È necessario un approccio equilibrato che tenga
conto sia della sicurezza delle persone sia della conservazione della fauna
selvatica. Potrebbe essere utile investire in misure preventive, come
recinzioni elettrificate, sistemi di allarme e programmi di educazione
pubblica. Allo stesso tempo, è fondamentale lavorare per la conservazione degli
habitat naturali e per la creazione di corridoi ecologici che permettano agli
orsi di spostarsi senza entrare in conflitto con le attività umane.
In conclusione, la questione
richiede un equilibrio delicato tra la sicurezza umana e la conservazione della
fauna selvatica. È necessario un dialogo costruttivo per trovare una soluzione
condivisa con una visione a lungo termine che rispetti entrambe le parti. Solo
così sarà possibile garantire un futuro sia per gli orsi sia per le comunità
umane.
sabato 3 febbraio 2024
Puglia: in aumento le aggressioni agli insegnanti
La violenza nelle scuole è un
problema che sta assumendo proporzioni preoccupanti in Puglia. Non solo a
Taranto, dove recentemente un gruppo di genitori ha aggredito un’insegnante
all’uscita da scuola, ma anche a Lucera, nel Foggiano, dove il preside dell’istituto
Bozzini-Fasani, Pasquale Trivisonne, è stato malmenato dalla madre di un
alunno.
Il motivo dell’aggressione non è
ancora chiaro, ma sembra essere legato alla punizione inflitta ad alcuni alunni
che avrebbero aggredito il figlio della donna. L’aggressione è avvenuta
all’interno del cortile della scuola e coinvolge due alunni di prima media che
frequentano la stessa classe. Un terzo studente, di terza media, ha ripreso la
scena con un telefono cellulare.
Il preside ha saputo
dell’accaduto il giorno successivo e ha convocato un consiglio di classe
straordinario per sospenderne le attività scolastiche per cinque giorni sia
all’aggressore che al ragazzo autore del video. Tuttavia, la madre del ragazzo
vittima dell’aggressione, non soddisfatta dalla sanzione comminata ai due, è
entrata nell’istituto eludendo la sorveglianza e ha aggredito il preside con
calci e pugni alla presenza della vice preside, che ha tentato di bloccarla.
Il preside ha dovuto ricorrere
alle cure mediche e ha ricevuto una prognosi di cinque giorni, mentre la vice
preside ha avuto due giorni di prognosi per lo shock subito. Nonostante
l’aggressione, il preside ha sottolineato che la sua unica preoccupazione sono
gli alunni e la salvaguardia degli studenti, e ha ribadito l’importanza di
mantenere alta la guardia sul tema del bullismo.
Questi episodi di violenza mettono in luce la necessità di affrontare il problema del bullismo e della violenza nelle scuole in maniera più efficace. È fondamentale che genitori, insegnanti e dirigenti scolastici lavorino insieme per creare un ambiente sicuro e rispettoso per tutti gli studenti. Obiettivo questo non sempre facile, anzi sempre più arduo ai giorni nostri ma non impossibile. Il primo passo da compiere è quello di ricercare una collaborazione tra le due "agenzie di formazione" dei ragazzi. Occorre creare condizioni di condivisione della consapevolezza che la scuola e la famiglia possono e devono collaborare assieme. Attraverso un rapporto che garantisca il rispetto delle diverse competenze e peculiarità e contribuisca ad educare e crescere i cittadini di domani.
venerdì 2 febbraio 2024
Il
CUI, il Codice Unico Identificativo, e la Commedia degli Errori
Milano,
la città della moda, del design e... degli errori di identificazione! Sì, avete
capito bene. Non uno, ma due incredibili errori in soli venti giorni. E tutto
grazie al CUI, il Codice Univoco Identificativo.
Il CUI, una stringa alfanumerica assegnata dai reparti scientifici delle forze dell’ordine al fotosegnalamento e alle impronte digitali di uno straniero, è stato creato per prevenire gli errori di identificazione o false generalità. Ma a quanto pare, a Milano, il CUI non ha dato risultati attendibili. Anzi, ha proprio fallito e fatto uno scambio di persone. Non una ma per ben due volte. Decisamente un po’ troppo per essere considerato attendibile.
La prima vittima di questo incredibile errore è stato un povero uomo bangladese di 35 anni. Immaginatevi la scena: un giorno normale, stai andando al lavoro, e all'improvviso ti ritrovi in prigione. Perché? Perché hai lo stesso nome e la stessa data di nascita di un criminale accusato di rissa aggravata con un morto. Risultato: quattro mesi di ingiusta detenzione in carcere per un errore di identificazione.
Ma non finisce qui. Dopo solo venti giorni, un altro uomo, questa volta un cinese di 53 anni, accusato di ricettazione di telefonini rubati è caduto nello stesso tragico errore di persona. Stesso nome, stessa data di nascita, stessa incredibile coincidenza. Questa volta, però, il CUI ha deciso di essere un po' più clemente: solo quattro giorni di carcere. Una vera e propria… Commedia degli errori giudiziari.
Solo dopo i quattro mesi di detenzione, l’avvocato dell’uomo bangladese, osservando la foto presente sul fascicolo agli atti si è accorta che non era quella del suo assistito.
Per l’uomo cinese, dopo quattro giorni di cella, è stato provvidenziale lo spirito investigativo di un agente penitenziario.
E così, in meno di un mese, il CUI ha dimostrato che, nonostante la sua sofisticata tecnologia e le sue nobili intenzioni, può ancora fare degli errori. E sono errori imperdonabili quando di mezzo c'è la privazione della libertà personale e l'ingiusta detenzione!
giovedì 1 febbraio 2024
Per
il neo Procuratore Generale di Bari è allarme corruzione
L'inaugurazione dell'anno giudiziario è un evento importante che segna l'inizio di un nuovo anno di lavoro per il sistema giudiziario.
Quest'anno, l'evento è stato segnato da un forte messaggio contro la corruzione, inviato da Leonardo Leone De Castris, nuovo Procuratore Generale di Bari.
Una parte del suo intervento ha suscitato molta attenzione perchè ha toccato un tema molto attuale: le prossime tornate elettorali. Si è trattato di vero e proprio appello rivolto direttamente alla politica affinchè, in vista delle imminenti elezioni amministrative ed europee, le candidature siano "soppesate bene". Chiaro messaggio ai dirigenti dei partiti a voler valutare con estrema attenzione i profili dei futuri candidati.
Le indagini, ha ricordato infatti , spesso hanno dimostrato come in Puglia siano emersi pericolosi contatti tra la criminalità e candidati, allo scopo di vendere ed acquistare voti e minare quindi la democrazia.
Il fenomeno della violenza
minorile e il dramma dei suicidi in carcere sono state poi le altre emergenze da affrontare. Insomma, tutte cose di non poco conto.
Mi
sembra un buon inizio. Buon lavoro Procuratore!

venerdì 9 giugno 2023
Kim Jong vieta il suicidio. È contro il socialismo!
sabato 3 giugno 2023
Caso Palamara e la crisi di un sistema marcio.
IL CASO PALAMARA E LA CRISI DEL SISTEMA GIUSTIZIA :RIPARTIAMO DALL'ART.111 DELLA COSTITUZIONE
SIAMO IL PAESE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO FIGLIO DI QUELLO CLIMATICO
venerdì 19 giugno 2020
LA GIUSTIZIA INGIUSTA
L’ARRESTO DI ENZO TORTORA: UN’INFAMIA E UN MONITO PER LA GIUSTIZIA ITALIANA.
Roma, Hotel Plaza 17 giugno del 1983. Sono circa le 4 del mattina quando alla porta della stanza dove riposa Enzo Tortora bussano alcuni carabinieri del Reparto Operativo della Capitale. Lo svegliano, lo dichiarano in arresto e gli mettono le manette al polso. Il presentatore, ancora allibito e senza parole, viene invitato a seguire i militari in caserma. Tortora non riesce a comprendere cosa stia accadendo. Prova a chiede ai carabinieri di cosa è accusato e riceve una risposta netta: " Lei è accusato di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico". In pochi minuti la vita di un uomo viene stravolta ed inizia l’incubo e il calvario di una persona perbene. Proviamo a raccontarvi in breve quella storia che ha segnato uno dei periodi più brutti del sistema giudiziario italiano.
di Michele Macelletti.
La notizia dell'arresto di Enzo Tortora viene accolta dall’opinione pubblica italiana come un fulmine a ciel sereno. L'uomo è uno dei volti più amati e popolari della Televisione italiana. E' il conduttore e creatore della seguitissima trasmissione della Rai Portobello, seguita da ben 26 milioni di telespettatori. In quel momento Tortora, che aveva già presentato un Festival di Sanremo e condotto la seguitissima La Domenica Sportiva, è il personaggio di spettacolo più noto e seguito dal pubblico televisivo. Le immagini del suo arresto con le manette alle mani tra due carabinieri fanno scalpore. L’opinione pubblica ha sempre considerato Tortora un uomo perbene. Inizialmente i suoi collegi del mondo dello spettacolo, sembrano non volersi esprimere sulla clamorosa vicenda. In molti aspettano di conoscere i dettagli della incredibile storia che ha coinvolto il collega di lavoro o preferiscono pilatescamente non esprimersi pubblicamente. La voglia di saperne di piu’ sarà ben presto appagata dall’incessante lavoro di gossip svolto dai quotidiani, rotocalchi e dagli stessi telegiornali Rai, che con dovizia di particolari, ma spesso infamanti, ridisegnano agli occhi dell’'opinione pubblica italiana un'altro Enzo Tortora. Inoltre la quantità di nuovi pentiti e loro rivelazioni si susseguono ad ritmo sempre più incessante che per gli inquirenti non appare almeno sospetto. . al Il castello di accuse che appare sempre più schiacciante e impossibile da smontare. Eppure le cose che sembrano tali a volte non lo sono per niente.L’indagine che conduce all’arresto di Tortora avviene nel contesto di un blitz che coinvolge oltre 850 persone collegate alla Nuova Camorra Organizzata e viene presentata alla stampa come un colpo mortale inferto dalla Procura di Napoli alla criminalità partenopea. Il presentatore viene ammanettato in base alle accuse che gli vengono mosse da ben 19 pentiti. Non sono pochi. In questo nutrito nugolo di gentiluomini "dell'onorata società'", si erge la figura di Pasquale Barra, detto ‘O animale”. Egli è un efferato omicida al soldo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Il sopranome"'O animale" se lo conquista, per così dire, sul campo di lavoro allorchè uccide il boss della malavita milanese Francis Turatello. “O animale” accoltella Turatello nel carcere di Nuoro, e dopo averlo letteralmente sventrato, non contento del risultato, completa l'opera estraendone gli organi interni e prendendo a morsi il cuore. Ecco dunque, in breve, il ritratto del principale accusatore a cui i magistrati napoletani dettero peso e credito. Si dirà, e furono in tanti a crederlo, ma non era il solo pentito che faceva il nome di Tortora. Dunque, ci doveva pur essere qualcosa di vero. In effetti, oltre alle parole dei pluri pregiudicati, la prova materiale che inchioda l'accusato esiste. Si tratta di un' agendina ritrovata nella casa di un noto camorrista napoletano, tal Giuseppe Puca, detto ‘o Giappone. Tra le pagine gli inquirenti trovano, scritto a penna e con grafia confusa, un numero di telefono e vicino un nome: Tortora. Sembra una prova davvero schiacciante. Il problema è che sembra. Ma su questo punto torneremo in seguito. Fatto è, che in base al rinvenimento di quel numero telefonico, il conduttore trascorrerà ben sette mesi e mezzo rinchiuso nel superaffollato carcere romano di Regina Coeli. Insieme a lui, in quella cella del 16 bis di pochi metri quadri, ci sono infatti altri sette detenuti. Nel frattempo, fuori da quella cella, si scatena lo sciacallaggio mediatico contro il mostro. Mamma Rai, a cui Enzo Tortora ha dedicato una vita, si distingue per essere la prima a trasmettere le immagini del conduttore in manette. Il montaggio di quel servizio giornalistico ha un sinistro sapore che rimanda a certa morbosità, quasi come di compiacimento per la fine di un uomo di successo. Questa sarà la cifra giornalistica comune ai dei tanti articoli che alimenteranno pagine e pagine di quotidiani e di riviste che beneficeranno di vendite record ad ogni nuovo scoop. I rotocalchi di gossip pubblicano le foto della madre di Tortora mentre prega per il figlio in chiesa. La poderosa macchina del fango entra in azione ed accende il ventilatore. I falsi scoop sono tanti: c’è chi assicura di averlo visto spacciare anche negli studi televisivi, chi parla di riciclaggio di denaro sporco, o addirittura di un’amicizia tra Tortora e quel Francis Turatello ucciso da Barra. A nulla serve la smentita della madre di Turatello, nell'immaginario collettivo Tortora deve essere un “mostro”. Vi è persino chi sostiene di aver le prove che il presentatore sia stato affiliato alla Camorra attraverso il tradizionale rito del taglio sul braccio. Ma a Tortora nessuno mai chiese di mostrare il braccio, che di ferite ovviamente non ne presentavaLa scoperta di come la stampa lo stava trattando fu per Tortora una sorpresa amarissima. “Non mi parlare della Rai, della stampa, del giornalismo italiano. È merda pura. A parte pochissime eccezioni mi hanno crocifisso, linciato, sono iene. Sai, non esco a fare l’ora d’aria perché i tetti sono pieni di fotoreporters”. Così scrive in una lettera alla sua compagna Francesca Scopellitti. E in un’altra si sfoga: “Ho visto le foto di mia madre infamata (‘Gente’) persino nella cappella dove va a pregare per me. Sono ancora nel tunnel, sono diventato ‘il caso’, ‘il giallo’: tutto ciò che odio”.... Ed ancora sconfortato aggiunge: “Questo Paese non è più il mio. Il mio compito è uno: far sapere. E non gridare solo la mia innocenza: ma battermi perché queste inciviltà procedurali, questi processi che onorano, per paradosso, il fascismo, vengano a cessare. Perché un uomo sia rispettato, sentito, prima di essere ammanettato come un animale e gettato in carcere su delazioni di pazzi criminali”. Trai primi a nutrire dei dubbi sul "caso Tortora" vi è Leonardo Sciascia. Lo scrittore sicilano si è fatto persuaso dell’innocenza di Tortora denuncia come sul caso l'opinione pubblica sia divisa tra innocentisti e colpevolisti in base alle impressioni di simpatia e antipatia. Anche il giornalista Enzo Biagi si mostra dubbioso e decide di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica Sandro Pertini chiedendogli di far luce sul “Caso Tortora”, sui legali che non possono leggere i verbali del loro assistito e sulla crocifissione di un uomo che non ha ancora subito un processo. Seguono gli interventi pubblici di Giorgio Bocca, di Indro Montanelli e di Piero Angela per chiedere di fare chiarezza sulla vicenda e garantire al presentatore una giustizia equa e contro la perversione di sbattere il mostro in prima pagina. Certo si tratta di voci autorevoli ma ancora poche. Ma grazie a loro e con il passare dei mesi sono sempre di più quelli che iniziano a chiedersi: “E se non fosse colpevole?”.Quando esce dal carcere per affrontare il processo, l’appoggio più significativo arriva da Marco Pannella, e il Partito Radicale decide di sostenere le sua battaglia civile candidando Tortora alle elezioni europee del 1984. 14 giugno Tortora viene eletto deputato al Parlamento europeo, insieme a Pannella e alla Bonino, con oltre mezzo milione di preferenze. Durante una udienza del processo il procuratore Diego Marmo definisceTortora: un “cinico mercante di morte, diventato deputato con i voti della Camorra”. La sentenza di prima o grado viene emessa il 17 settembre del 1985: le accuse dei pentiti hanno un’eco troppo grande e Tortora viene condannato a dieci anni di carcere. Per una parte dell’opinione pubblica italiana il presentatore ha preferito la via politica per usufruire del privilegio dell’immunità che lo status di parlamentare europeo prevede. Il solo sospetto che qualcuno possa pensare ad un suo ricorso ad un simile sotterfugio induce Tortora a prendere una decisione irremovibile. Tortora sorprende tutti, compreso il Partito Radicale e un incredulo Marco Pannella, decidendo di dimettersi dal ruolo di europarlamentare e rinuncia all’immunità, consegnandosi agli arresti domiciliari, da innocente. Con forza, orgoglio e coraggio ribadirà la sua innocenza con queste parole rivolte ai suoi giudici: “Io grido: sono innocente. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi”. È il travaglio di un uomo che ha rinunciato alla libertà, mettendosi nelle mani della giustizia per un profondo senso etico e un rigore morale radicato nel profondo. Nel 1986 e nel 1987 la verità finalmente emerge: Enzo Tortora viene assolto con formula piena sia in secondo grado che in Cassazione. E adesso l’opinione pubblica, dopo anni di sciacallaggio ai danni di un uomo innocente, esorcizza la colpa collettiva con una domanda diversa: “Come è potuto succedere?”. Invece è accaduto. E’ successo che il nome sulla famosa agendina del camorrista Puca non era “Tortora”, bensì “Tortona”, e quel numero telefonico apparteneva non a Enzo tortora bensì ad una sartoria. Eppure nessuno investigatore, nessun giudice si era preso la briga di prendere un telefono, alzare la cornetta e comporre il numero!Ma perché Tortora si è trovato in questa storia? Occorre ricostruire una storia di vendetta: quella del pregiudicato Giovanni Pandico. Questi aveva inviato alla redazione di “Portobello” una serie di centrin, da lui fatti in carcerei da vendere all’asta durante la trasmissione. Ma sfortunatamente quei centrini furono smarriti. Da qui inizia una serie di lettere e di intimidazioni del Pandico nei confronti del conduttore: tanrto che è lo stesso Tortora a chiedere scusa e offrire un compenso pecuniario. Scuse e risarcimento rifiutate con promessa di vendetta. Pandico, paranoico clinicamente dichiarato, imbastirà una serie di testimonianze che, assieme a quelle di altri pentiti sarà la base di partenza per accusare Tortora. Il giudice Michele Morello raccontò il suo lavoro d'indagine che avrebbe poi portato all'assoluzione del popolare conduttore televisivo: “Per capire bene come era andata la faccenda, ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all'ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po' sospetta. In base a ciò che aveva detto quello di prima, si accodava poi la dichiarazione dell'altro, che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti: di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell'imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie... E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro”.“Dunque, dove eravamo rimasti?”. Con questa frase il 20 febbraio del 1987 Enzo Tortora, da uomo libero, si riaffaccia sugli schermi della Rai tornando a condurre la sua trasmissione cult :”Portobello”. Il presentatore poi prosegue: “…Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo sono anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta”. Il suo pubblico gli tributa una lunghissima standing ovation e Tortora a stento riesce trattenere le lacrime dalla commozione. È la fine di un incubo per un uomo che ha visto la propria vita distrutta. Un clamoroso caso di malagiustizia che si poteva evitare se chi aveva il potere di decidere sul destino di un uomo, avesse esercitato con scrupolo e coscienza i compiti che la giustizia affida agli uomini che l’amministrano. Un anno dopo essere stato assolto, Enzo Tortora è morto a causa di un cancro ai polmoni. Gli anni di stress, di dolore e di privazioni hanno messo a dura prova la sua psiche e il suo corpo e non si è potuto godere la libertà difesa a un costo così alto. Dirà: “ E’ come se mi fosse esploso dentro una bomba atomica…” A sopravvivergli però è stato l’onore nell’affrontare a testa alta un’ingiustizia indegna di un Paese democratico e oggi il presentatore ha in tutta Italia strade e piazze che portano il suo nome. La vergogna è invece rimasta in seno a uno Stato che non ha saputo garantire a un cittadino i propri diritti, distruggendone la sua esistenza.
In margine a questa
storia triste occorre ricordare i nomi dei Pubblici Ministeri che hanno
messo Tortora alla gogna: Diego Marmo e Lucio Di Pietro. Non solo non hanno
ricevuto alcuna conseguenza di tipo disciplinare, ma anzi hanno continuato la
loro carriera con varie promozioni. Solo a distanza di anni, i due magistrati hanno inviato tramite interviste le scuse alla famiglia ma hanno continuato a
sostenere e difendere la loro condotta durante l’indagine .
Quali gli effetti del “caso Tortora” sul
sistema giudiziario italiano? La vicenda
ha portato infatti al referendum promosso dai Radicali sulla responsabilità civile dei
magistrati e, nel 1988, alla legge Vassalli sul “Risarcimento dei danni cagionati
nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei
magistrati”, facendo ricadere la responsabilità direttamente sullo Stato.
Queste modifiche sono avvenute proprio perché il caso Tortora – definito da Giorgio Bocca come“Il più grande esempio di
macelleria giudiziaria all’ingrosso del nostro Paese” – ha coinvolto
mediaticamente il paese per la notorietà del presentatore, ma i casi di
malagiustizia che riguardano i comuni cittadini continuano a ripetersi ancora
oggi. Come continua la battaglia sulla Giustizia Giusta dei Radicali.
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Putin fa gli occhi dolci all’Italia e Salvini li chiude su Navalny
Putin fa gli occhi dolci all’Italia e Salvini li chiude su Navalny Putin si dichiara innamorato dell’Italia e la invita a collaborare...
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Putin fa gli occhi dolci all’Italia e Salvini li chiude su Navalny Putin si dichiara innamorato dell’Italia e la invita a collaborare...
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